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Chi era Febe nella Bibbia?

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Chi era Febe nella Bibbia?
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Febe: una serva della chiesa secondo il cuore di Dio

Nel sedicesimo capitolo della Lettera ai Romani, Paolo apre la sua serie di saluti con una figura femminile che, pur citata brevemente, merita una profonda considerazione: Febe.

Di lei, Paolo scrive: “Vi raccomando Febe, nostra sorella, che è diaconessa della chiesa che è in Cencrea; affinché l’accogliate nel Signore, in modo degno dei santi, e le prestiate assistenza in qualunque cosa ella possa avere bisogno da voi; poiché ella pure ha prestato aiuto a molti, e anche a me stesso.” (Romani 16:1–2, Nuova Riveduta).

Il nome e il contesto

Il nome greco di Febe è Φοίβη (Phoíbē), che significa splendente, luminosa, radiosa. È un nome pagano comune nel mondo greco-romano, legato anche alla divinità Diana (Artemide), ma ciò che conta è come Dio redime persone da ogni background e le rende strumenti di luce nel Vangelo.

Febe viveva a Cencrea, un porto orientale vicino a Corinto. Questo dettaglio geografico, apparentemente secondario, rivela in realtà un elemento strategico: Cencrea era una zona di passaggio commerciale e culturale. Una donna attiva in quel luogo, radicata nella fede e impegnata nella chiesa, aveva certamente un ruolo di grande impatto, pur nel rispetto dell’ordine ecclesiale.

Diaconessa o serva?

Il termine usato da Paolo per descriverla è διάκονος (diákonos), che può essere tradotto come diaconessa, ma anche semplicemente serva, assistente, ministra, collaboratrice. In tutto il Nuovo Testamento, questa parola viene usata sia in senso generico (chi serve gli altri per amore cristiano), sia in senso tecnico (chi esercita un ufficio ecclesiale, come i diaconi maschi in Atti 6 o 1 Timoteo 3).

Nel caso di Febe, il contesto non ci dà elementi per concludere che avesse una posizione ufficiale con autorità o che fosse ordinata a un ruolo simile a quello maschile. Infatti, Paolo non le attribuisce alcuna funzione di insegnamento né le riconosce autorità dottrinale. Non viene mai presentata come “anziana”, “vescova” o guida della chiesa. Piuttosto, emerge come una donna generosa, fidata e laboriosa, al servizio dei santi, compreso l’apostolo stesso.

Il termine “diákonos”, quindi, in Romani 16:1, va interpretato come servizio pratico e spirituale, non come ufficio dottrinale. Paolo stesso la chiama “sorella” e la presenta con calore e stima, ma senza alcuna ambiguità sul suo ruolo.

Il fatto che raccomandi alla chiesa di accoglierla e aiutarla in ogni necessità, mostra il suo impegno e la sua affidabilità, non la sua autorità.

Un esempio di servizio, non di guida

Alcuni commentatori ipotizzano che sia stata Febe stessa a portare la Lettera ai Romani da parte di Paolo, data la posizione strategica del suo porto e la fiducia che l’apostolo mostra verso di lei.

Questo rafforza l’idea che fosse una donna fidata e spiritualmente matura. Tuttavia, nulla in questo fatto — ammesso che sia storico — implica un’autorità dottrinale. Portare un documento apostolico non è equivalente a spiegarlo o insegnarlo in assemblea.

Febe, dunque, è un esempio di ministero femminile attivo, ma sobrio e ordinato, conforme a quanto insegna Paolo altrove: “La donna impari in silenzio con ogni sottomissione… Non permetto alla donna d’insegnare né di usare autorità sull’uomo.” (1 Timoteo 2:11–12).

Nel Nuovo Testamento, i diaconi maschi devono essere “marito di una sola moglie” (1 Timoteo 3:12). Non vi è alcuna istruzione che descriva un ufficio ufficiale femminile con responsabilità simili.

Il fatto che Febe sia elogiata come diákonos non modifica l’ordine stabilito da Dio per il governo della chiesa, ma mostra che le donne possono servire in moltissimi modi vitali, senza assumere ruoli pubblici di insegnamento o autorità sugli uomini.

Una donna lodata per l’amore, non per il potere

Paolo conclude il suo elogio a Febe dicendo che “ha prestato aiuto a molti”, e specifica: “e anche a me stesso”. Questo fa di Febe una donna influente spiritualmente, non per la posizione che occupava, ma per la cura concreta, l’ospitalità, l’assistenza spirituale e il servizio ai fratelli.

In altre parole, Febe servì nel modo in cui Dio chiama ogni donna a servire: con tutto il cuore, senza desiderare visibilità, né cariche, né ambizioni.

Non c’è nulla in Febe che assomigli a una “pastora” moderna, né a un’insegnante pubblica di dottrina. La sua grandezza non sta nel ruolo, ma nella fedeltà. La sua luce non sta nell’autorità, ma nella carità.

In sintesi

Febe fu una donna piena di zelo, amore e maturità spirituale. Fu serva della chiesa, sorella fedele e sostenitrice dell’opera apostolica.

Il termine “diaconessa” che le è attribuito non implica autorità dottrinale né governo ecclesiale, ma piuttosto un servizio pratico e spirituale di assistenza.

Non fu una guida, non predicò, non insegnò agli uomini, ma aiutò, sostenne e servì i santi in modo degno di lode.

Il suo nome è ricordato nella Scrittura non per il potere che esercitò, ma per la fedeltà con cui servì. È un esempio per ogni donna che voglia vivere il Vangelo in modo biblico, sobrio, ricco di frutto e libero da ambizioni carnali. In lei vediamo che il vero ministero è il servizio, non il dominio.

“Ma chi vuole essere grande tra voi, sarà vostro servitore.”
(Matteo 20:26)

Approfondisci leggendo anche: La donna può insegnare?

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Scritto da LaBibbiaRisponde