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Chi era Priscilla nella Bibbia?

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Chi era Priscilla nella Bibbia?
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Priscilla: esempio di donna saggia, forte nella fede e sottomessa alla Parola

Priscilla è una delle figure femminili più significative del Nuovo Testamento. La sua vita, pur narrata in pochi versetti, offre un modello straordinario di servizio cristiano fedele, sobrio e coerente con l’ordine stabilito da Dio. Il suo nome in greco è Πρίσκιλλα (Prískilla), diminutivo affettuoso di Πρίσκα (Príska), che significa “antica”, “venerabile”, indicante rispetto e onore.

È interessante notare che, pur essendo donna, è ricordata con affetto e rispetto anche negli scritti apostolici, ma mai in ruoli di guida dottrinale.

Un incontro provvidenziale e una vita al servizio dell’Evangelo

La sua storia inizia in Atti 18, quando Paolo, giunto a Corinto durante uno dei suoi viaggi missionari, incontra una coppia di sposi ebrei: Aquila, originario del Ponto, e sua moglie Priscilla. I due erano stati da poco espulsi da Roma a causa di un editto di Claudio contro i Giudei. Stabilitisi a Corinto, esercitavano il mestiere di fabbricanti di tende, lo stesso di Paolo.

Questo elemento li unisce sul piano pratico, ma soprattutto su quello spirituale: condividono fede, visione e zelo missionario. Così forte fu il legame tra loro che, quando Paolo lasciò Corinto, li portò con sé a Efeso. È evidente che Priscilla, assieme al marito, rappresentava una colonna nella comunità dei credenti.

Insegnare con discrezione e sottomissione

L’episodio più noto che la riguarda è narrato in Atti 18:24–26. In quella circostanza, un eloquente giudeo di nome Apollo, fervente nello Spirito e dotto nelle Scritture, predicava pubblicamente a Efeso. Tuttavia, conosceva soltanto il battesimo di Giovanni.

Fu proprio Priscilla, insieme ad Aquila, a riconoscere il bisogno di una spiegazione più piena del Vangelo. Non lo corressero pubblicamente, né lo confutarono in assemblea. Con grande saggezza e rispetto dell’ordine spirituale, lo presero in privato, lo accolsero nella loro casa, e gli esposero più accuratamente la via di Dio.

Questo gesto dimostra discernimento spirituale, amore per la verità e umiltà. È fondamentale notare che non si trattò di un’azione d’autorità o di predicazione da parte di Priscilla, ma di un intervento guidato dalla sobrietà e dalla sottomissione ai ruoli biblici.

Nulla in questo episodio contraddice 1 Timoteo 2:12, dove Paolo afferma: “Non permetto alla donna d’insegnare, né di usare autorità sull’uomo.” Priscilla non esercita autorità dottrinale, ma si limita, insieme al marito, a istruire Apollo nel contesto privato, come farebbe una madre spirituale o una sorella matura.

Approfondisci la lettura: La donna può insegnare?

Una donna stimata, ma mai guida ecclesiastica

In diverse lettere Paolo menziona Priscilla con grande stima. In Romani 16:3, scrive: “Salutate Priscilla e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù, i quali per la mia vita hanno rischiato il loro collo.” Anche in 1 Corinzi 16:19, la loro casa è citata come luogo in cui si radunava la chiesa.

Tutto questo mostra una coppia profondamente coinvolta nella vita della chiesa primitiva, ma mai nel ruolo di autorità spirituale. Paolo non la chiama mai pastore, anziana o vescova, né le attribuisce alcuna funzione pubblica di insegnamento.

Anche quando il suo nome è citato prima di quello del marito, come in Romani 16 o Atti 18:18, non è un’indicazione di superiorità o di posizione dottrinale, ma può riflettere una maggiore familiarità, oppure il fatto che Priscilla fosse più conosciuta o di statura sociale superiore. Nulla però, nei testi biblici, suggerisce che questo implichi un'autorità spirituale sulla comunità.

Fedeltà costante e testimonianza duratura

La testimonianza di Priscilla non fu temporanea. Anche molti anni dopo, quando Paolo scrive a Timoteo dalla prigione a Roma, la saluta personalmente: “Saluta Priscilla e Aquila...” (2 Timoteo 4:19).

Questo ci parla di fedeltà nel tempo, perseveranza nella verità e continuità nel servizio. La sua casa fu sempre aperta, il suo cuore sempre disposto, la sua vita sempre coerente con la Parola.

Priscilla a confronto con Debora e Febe

Molti citano figure femminili come Debora (Giudici 4–5) o Febe (Romani 16:1–2) per giustificare il ruolo pubblico delle donne nella predicazione. Tuttavia, il contesto e il ruolo di queste donne non possono essere equiparati.

Debora, profetessa e giudice, fu suscitata da Dio in un tempo di crisi nazionale, in cui gli uomini non prendevano responsabilità. Agì in un contesto civile, non ecclesiastico, e anzi delegò la guida militare a Barak.

Il suo ruolo fu straordinario e non normativo. Febe, invece, è chiamata “serva della chiesa” (in greco: diákonos), termine che indica una funzione di assistenza pratica e spirituale, ma non dottrinale. Non ci sono prove che Febe abbia insegnato dottrina o guidato uomini. Il testo non menziona mai che fosse anziana o pastora, né che avesse autorità pubblica.

In questo confronto, Priscilla emerge come il modello più completo di donna cristiana nel Nuovo Testamento. È colta, fervente, attiva nel discepolato, rispettata da Paolo, ma sempre sottomessa al disegno di Dio per la chiesa.

Non ambisce al pulpito, non insegna con autorità sugli uomini, ma è profondamente coinvolta nel ministero, nella verità, e nel servizio ai santi. La sua influenza è duratura perché fondata sulla fedeltà e sull’obbedienza, non sulla visibilità o sul potere.

Una donna secondo il cuore di Dio

In un tempo in cui la confusione sui ruoli è diffusa anche tra i credenti, Priscilla ci insegna che non serve valicare i confini stabiliti da Dio per essere strumenti utili nel suo Regno. Lei non fu predicatrice, né pastora, né guida ecclesiastica, ma fu una donna saggia, piena di zelo per il Signore, forte nella fede, madre spirituale, collaboratrice fedele, insegnante saggia in ambiti privati e appropriati, mai in contrasto con 1 Timoteo 2:12.

La sua vita è una testimonianza vivente del fatto che si può essere potenti nello Spirito senza trasgredire l’ordine divino, si può insegnare senza usurpare autorità, e si può influenzare profondamente la chiesa vivendo nella sottomissione alla Parola.

Per questo il suo nome è scritto nella Scrittura — non come eccezione, ma come esempio.

“La donna impari in silenzio con ogni sottomissione… Poiché Adamo fu formato per primo, e poi Eva.”
(1 Timoteo 2:11–13)

Approfondisci la lettura: La donna può insegnare?

Scritto da LaBibbiaRisponde