Il racconto della caduta: Genesi 3
L’episodio comunemente noto come “peccato originale” è narrato in Genesi capitolo 3, dove si legge che Eva fu tentata dal serpente a mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, che Dio aveva esplicitamente vietato.
In Genesi 2:16-17 è riportato il comando di Dio:
“Dio il Signore diede questo comandamento all’uomo: ‘Tu potrai mangiare di ogni albero del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare, perché nel giorno che tu ne mangerai, per certo morirai.’”
Nel capitolo seguente si narra che Eva vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare conoscenza, e ne mangiò, dandone anche a suo marito (Genesi 3:6). Tuttavia, il testo biblico non specifica in alcun modo che quel frutto fosse una mela.
Nessun riferimento alla mela nel testo sacro
Nel racconto di Genesi, la parola “mela” non compare mai. L’albero è sempre identificato come l’albero della conoscenza del bene e del male. Il termine usato in ebraico per “frutto” è פְּרִי (perì), un termine generico che si riferisce a qualunque tipo di frutto, e non identifica in alcun modo una specie precisa.
Questa osservazione è essenziale per comprendere che l’idea che Eva abbia mangiato una mela non deriva dalla Scrittura, ma da una successiva tradizione o interpretazione culturale.
L'origine dell'associazione con la mela
La confusione tra il frutto proibito e la mela potrebbe risalire alla tradizione latina medievale. Nel latino, la parola per male (inteso come “peccato”) è malum, che ha la stessa forma della parola malum che significa “mela”. Questo gioco linguistico, insieme alla simbologia successiva dell’arte occidentale, ha portato molti a visualizzare il frutto del peccato come una mela, ma si tratta di un’aggiunta totalmente estranea al testo biblico.
Questa interpretazione errata è stata poi diffusa attraverso immagini, dipinti e insegnamenti popolari, ma non ha alcuna base scritturale. Ogni volta che il frutto è menzionato, la Bibbia parla semplicemente di “frutto dell’albero”, senza attribuirgli un nome o una descrizione botanica.
Il vero focus del testo: la disobbedienza
Ciò che la Bibbia sottolinea, in modo chiaro e ripetuto, non è la natura del frutto, ma l’atto di trasgredire il comando di Dio. Eva, e poi Adamo, mangiarono il frutto perché ingannati dal serpente, il quale mise in dubbio la veracità della Parola di Dio (Genesi 3:1-5).
In Genesi 3:11, Dio dice ad Adamo:
“Chi ti ha mostrato che eri nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?”
Il peccato non fu quindi nel tipo di frutto, ma nella trasgressione diretta di un chiaro comando divino. La disobbedienza fu la vera causa della caduta, non la “mela”.
Termini originali: chiarimenti sul testo ebraico
Nel testo masoretico ebraico, le parole chiave del passo sono:
- פְּרִי (perì): significa genericamente “frutto”. Non indica alcun tipo specifico di frutto come mela, fico, dattero o altro.
- עֵץ הַדַּעַת טוֹב וָרָע (etz haddaʿat tov varàʿ): letteralmente “l’albero della conoscenza del bene e del male”. Non si tratta di una specie vegetale identificabile ma di una realtà spirituale e morale stabilita da Dio per porre all’uomo una prova di obbedienza.
In nessuna versione antica affidabile, né nei testi ebraici né nelle traduzioni greche della Settanta, si trova indicazione che il frutto fosse una mela. Anche nel Nuovo Testamento, dove il peccato di Adamo ed Eva è più volte ricordato (cfr. Romani 5:12-19; 1 Timoteo 2:14), non si fa mai menzione del tipo di frutto, ma si insiste sulla disobbedienza.
In sintesi
La Bibbia non dice mai che Eva mangiò una mela. Questo è un errore di interpretazione nato da tradizioni culturali posteriori e da giochi linguistici nel latino medievale. Il racconto di Genesi 3 parla soltanto di un frutto appartenente a un albero specificamente proibito, senza specificarne la natura. L’essenza del peccato non sta nel frutto stesso, ma nella violazione del comando di Dio e nella fiducia riposta nelle parole del serpente anziché nella Parola divina.
Attribuire il peccato originale alla mela non solo distoglie l’attenzione dal vero messaggio del testo, ma rischia di banalizzare una delle verità fondamentali della rivelazione biblica: l’umanità è caduta per aver disobbedito a Dio, non per aver scelto il frutto sbagliato.
Genesi 3:6 e Romani 5:12 ci ricordano che ciò che ha introdotto il peccato nel mondo non è il tipo di frutto, ma l’incredulità e la disobbedienza all’unico comando che Dio aveva stabilito.
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